«La terra basta a soddisfare i bisogni di tutti, ma non l’avidità di pochi»

Ci dice l’agenzia Onu che si occupa di processi di desertificazione (UNCCD) che l’80% dei conflitti globali armati avvengono in ecosistemi aridi e si prevedono entro il 2050 circa 200 milioni di persone che potrebbero diventare migranti ambientali.Depositphotos_34156659_original

Le previsioni ci raccontano anche che nel 2025 circa 2/3 della popolazione mondiale (5,4 miliardi di persone) vivrà in una situazione di scarsità idrica e l’agricoltura, soprattutto nella sue versione estensivo-industriale, ‘consuma’ il 65% dell’acqua dolce disponibile.

Se aggiungiamo a tutto questo che produciamo ancora molto cibo in eccesso (oggi si produce cibo per circa 10-11 miliardi di persone) ma che, nonostante ciò, circa 800 milioni di persone nel mondo patiscono la fame, ci rendiamo conto che il modello industriale di produzione di cibo cosi fortemente caratterizzato dallo spreco, non funziona e non potrà funzionare in futuro.

A ben guardare, che questo sistema di produzione di cibo orientato a massimizzare i profitti non sia adeguato ai tempi che viviamo è chiaro da questa semplice analisi sistemica: la produzione industriale di cibo richiede 300 unità energetiche in entrata per produrre, in uscita, 100 unità di cibo. Il sistema cosiddetto policolturale tradizionale produce 100 unità di cibo con 5 unità energetiche in entrata. Lo spreco che caratterizza il primo sistema è enorme se si pensa che con le 295 unità energetiche sprecate, seguendo le pratiche policolturali tradizionali, si potrebbero produrre circa 5.900 unità di cibo. Per capirci fino in fondo, possiamo sintetizzare cosi: l’agricoltura ‘chimica’ utilizza 10 Kcal di input energetico per produrre 1 Kcal di cibo.

Abbiamo imboccato, evidentemente, una strada sbagliata e quanta saggezza era racchiusa nelle parole di quel grande pacifista indiano che era solito ricordare che “la terra basta a soddisfare i bisogni di tutti, ma non l’avidità di pochi”.

Francesco Mele
f.mele@slowfood.it

Da La Stampa del 7 febbraio 2016

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