A Pechino si lavora per ridare dignità a chi coltiva la terra

Slow Food Great China © Jurgen Schmuecking_1 Pechino è una città di venti milioni di abitanti estesa su un’area pari alla metà del Belgio; ha una storia di tremila anni nel corso dei quali è stata più volte capitale della Cina e lo è rimasta dal 1949, anno di nascita della Repubblica Popolare Cinese. Se Shanghai è il centro economico, Pechino è il centro politico e culturale, una metropoli piena di attrazioni, di turisti, sempre in movimento, con le strade a tre corsie che la attraversano in lungo e in largo perennemente affollate. La velocità con cui questa metropoli si è trasformata ha fatto sparire la miriade di biciclette sciamanti che ne erano l’immagine simbolo, nonché molto della sua specificità architettonica, trasformandola in una distesa di grattacieli e palazzi moderni, testimoni dell’espansione economica recente. L’altra faccia della medaglia sono i problemi ambientali e di sicurezza alimentare, che però stanno finalmente trovando attenzione.

La recente costituzione di Slow Food Great China ne è un esempio: si sta riscoprendo il tornare a coltivare la terra come un lavoro dignitoso, si rivalutano i piatti tradizionali, si segnalano prodotti a rischio di scomparsa per l’Arca del Gusto. Poco fuori Pechino, nel distretto di Haidian, c’è il Liang Shuming Center, un centro per la ricostruzione rurale, formato da cooperative agricole, studenti, professori universitari, contadini e cittadini che vogliono restituire valore e dignità alla terra. Qui i prodotti sono autocertificati dalla comunità, in cui i ruoli di produttori e consumatori si confondono, e si è creato un mercato che attualmente coinvolge oltre 3000 tra famiglie e ristoratori. Spesso nel fine settimana si organizzano visite guidate alle fattorie dove comprare direttamente o assistere a laboratori educativi.

Per chi vuole poi scoprire la varietà delle cucine cinesi, la più diffusa a Pechino è quella dello Sichuan, provincia molto popolosa del Sudovest. Il Meizhou Dong Po Restaurant ne offre la versione autentica, in cui predomina il piccante: il posto è famoso per lo stinco di maiale brasato alla dong po (grossi bocconi cui cottura e condimento danno un colore rosso intenso), per le polpette di gamberi alla gong bao (con verdure e arachidi), le patate americane piccanti, ma soprattutto per l’anatra laccata alla dong po, tagliata a fette da inzuppare nella salsa prima di avvolgerle in crêpe tiepide con le verdure crude. Il Manfu Lou Restaurant invece, nella zona di Houhai, propone la tradizionale pentola mongola: striscioline sottili di carne di manzo e agnello vengono servite al tavolo insieme alle verdure. Ogni commensale ha davanti a sé un recipiente sotto il quale una fiamma mantiene in ebollizione il brodo. Carne e verdure vanno immerse nel brodo e, una volta cotte, vanno intinte nella salsa di sesamo (majiang), densa e dal sapore deciso. Ottimi anche i classici, sottili spiedini di agnello speziati al cumino e peperoncino.

Meizhou Dong Po Restaurant, 8 Wei Gong Jie

Manfu Lou Restaurant, 38 Di An Men Nei Dajie

Carlo Petrini, La Repubblica del 9 dicembre 2015

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus