Petrini: «L’Expo accolga a braccia aperte i contadini e i più poveri. La Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio»  

«Il nervo scoperto che oggi sta mettendo in ginocchio milioni di contadini ha un nome conosciuto: si chiama libero mercato, che applicato al carloExpocibo sta generando uno sconquasso di proporzioni bibliche. E questo sia a casa nostra sia nel resto del mondo». Carlo Petrini interviene alla plenaria del mattino di «Le idee di Expo 2015 verso la Carta di Milano» che vede protagonisti all’hangar Bicocca 500 esperti divisi in 42 tavoli tematici. Una giornata di lavori intensa che ha l’obiettivo di gettare le basi della Carta di Milano, prima grande eredità e anima di questa Esposizione Universale, un protocollo che vedrà protagonisti, per la prima volta, cittadini, Istituzioni, imprese, associazioni, mondo accademico e l’intero sistema delle organizzazioni internazionali.

Petrini incalza la platea: «Con quale spirito andiamo verso Expo? Non possiamo concentrarci solamente sui milioni di turisti che arriveranno a Milano, ma dobbiamo occuparci di quei contadini e allevatori che vivono in sofferenza, del land grabbing che in Africa distrugge le vite di migliaia di contadini scacciandoli dalla loro terra, complici i governi canaglia. È sacrosanta la battaglia del made in Italy, ma dobbiamo aprire gli occhi al mondo, perché ci sono eccellenze in ogni angolo del pianeta. Questa è la visione che l’Expo deve fare propria». E continua con un auspicio: «Vorrei un’Expo più sobria, meno attenta ai grandi padiglioni, alla grande kermesse, ma che abbia anche il coraggio di dire le cose come stanno, che si apra ai contadini. Che accolga a braccia aperte anche gli umili, i poveri, perché loro più di altri hanno il diritto di venire all’Expo. E allora mi auguro che con un colpo di reni le persone che sono a questi tavoli facciano in modo che i prossimi giorni siano di confronto e di dialettica. Facciamola finita con questa separazione tra scienza ufficiale e saperi tradizionali: solo con il dialogo supereremo queste divisioni e costruiremo una prospettiva condivisa che ci farà uscire da questa situazione. Se non si cambia il sistema, ben difficilmente consegneremo alle prossime generazioni una speranza di vita degna. Quindi, che la Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio».

Alla plenaria ha partecipato con un video messaggio anche Papa Francesco: «Oggi viviamo il paradosso dell’abbondanza: c’è cibo per tutti ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto e il consumo eccessivo sono davanti ai nostri occhi». Come sempre, Papa Francesco va dritto al punto, volgendo lo sguardo ai più deboli, e lascia alcuni suggerimenti pratici: «Diciamo no a un’economia basata su esclusione e disuguaglianza. Non è possibile che non faccia notizia un anziano che muore assiderato perché costretto a dormire per strada ma lo sia un abbasso di due punti della borsa. E siate testimoni di carità: lasciatevi guidare dalla dignità della persona umana e dal bene comune». E poi, rivolgendosi direttamente ai cuori, continua: «Siate coraggiosi, non abbiate timore di farvi coinvolgere per difendere la nostra Terra. Come mi ha detto un contadino qualche tempo fa: Dio sempre perdona le offese e gli abusi, gli uomini perdonano a volte, la terra non perdona mai. La terra non è un’eredità, ma un prestito che ci fanno i nostri figli perché noi la custodiamo e la proteggiamo». E conclude: «Chiedo a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità politica, economica e sociale di essere custodi di noi stessi e degli altri, non dobbiamo avere paura di custodire la terra con bontà e con tenerezza».

Chiude la plenaria Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, che richiama le parole di Carlo Petrini, per poi puntare l’attenzione sul 2015: «Quest’anno c’è la scadenza degli Obiettivi del Millennio, e questa Carta di Milano non deve solo rappresentare un cambiamento retorico ma reale, dobbiamo tenere in considerazione gli Obiettivi del Millennio per raggiungere risultati concreti e una vera sostenibilità, che ci coinvolge tutti. Abbiamo bisogno di un dialogo aperto per effettuare la transizione dagli obiettivi del Millennio a quelli della sostenibilità»

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